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Alberi monumentali delle Marche, provincia di Ascoli Piceno

by 27 Febbraio 2009
platano di ascoli

platano di Ascoli

 

Ad Est di Camerino c’è una piccolissima località chiamata San Luca. Dalla strada principale si scende nella sua direzione, si oltrepassa la chiesetta e si sale per la strada sterrata principale. Dopo circa un chilometro c’è un bivio. Subito dopo ce n’è un altro dove si svolta a sinistra e, prima di raggiungere alcune case diroccate sul lato destro, si sale per pochi metri lungo un sentiero a sinistra che porta ad una notevole QUERCIA ROVERELLA di 400 anni, circonferenza del tronco circa 5,50 metri ed altezza 20. E’ la seconda per importanza nella regione. Nelle Marche, in Umbria ed in Abruzzo ci sono moltissime querce di oltre cent’anni. Un tempo erano diffuse ovunque. Il loro legno è fra i più robusti ed è stato usato per costruire navi, case, traversine ferroviarie e mobili. I loro frutti, le ghiande, sono cibo per uccelli, scoiattoli, cinghiali, ma un tempo anche per gli uomini. Sono tra gli alberi che mantengono le foglie più a lungo sui rami, anche dopo che si sono seccate, a fine Novembre.

Andando da Ascoli Piceno verso Roma, sulla via Salaria che ormai è una superstrada, dopo pochissimi chilometri si trova il più spettacolare PLATANO che si possa immaginare ed anche il più famoso della regione. E’ quello detto del Piccioni, un bandito che pare si nascondesse nel tronco cavo del gigantesco albero, della presunta età di 1000 anni, ma probabilmente di 500. La circonferenza del tronco è di circa 9 metri, l’altezza di 23. Occorre essere pronti ad accostare nello spazio lungo la strada riservato alla sosta per vederlo. I platani si riconoscono facilmente per la loro corteccia chiara che si sfalda in scaglie di varie tonalità beige, verde e giallo. Hanno grandi foglie palmate che, nella varietà orientale, come questa, sono più incise rispetto a quelle più diffuse e moderne di tipo ibrido.

 

 

Alberi monumentali delle Marche, provincia di Fermo

by 26 Febbraio 2009
roverella di Ponzano

roverella di Ponzano

 

Dall’abitato di Ponzano si scende verso la chiesetta di San Marco. Dopo pochi metri, sulla destra, davanti ad una casa passa la stradina che porta, dopo un centinaio di metri, ad un edificio rurale vicino ad un’ampia, bellissima QUERCIA ROVERELLA di 250 anni circa, tronco dalla circonferenza di circa 6 metri ed altezza di 20. La roverella è una quercia che in inverno spesso perde le sue foglie lobate come altre (rovere, farnia, cerro) Altre volte rimangono secche sui rami fino a primavera. Come le varietà sempreverdi (sughera e leccio) ha per frutti le ghiande. Le sue profonde radici le fanno trovare più facilmente l’acqua e la ancorano bene al suolo.

Nella piazza che si trova nel punto più alto di Fermo c’è un TASSO che potrebbe avere oltre 200 anni, coi suoi 3 metri di circonferenza del tronco. E’ molto armonioso, con le sue chiome sempreverdi, anche se velenose come ogni sua parte. Cresce con grande lentezza anche all’ombra di altri, condividendo questa caratteristica con gli agrifogli, che possono diventare grandi come alberi, pur essendo arbusti come tendenza. Entrambi hanno un legno duro ma elastico, belle e pregiato. Quello dei tassi serviva un tempo per fabbricare gli archi, mentre la corteccia era ottima per farne tessuti.

A Porto Sant’Elpidio nella parte alta del parco comunale della villa Baruchello c’è un PINO D’ALEPPO certo fra i più grandi e belli d’Italia. Il suo tronco inclinato ha una circonferenza di 4,50 m e l’altezza è intorno ai 35. Le circostanze hanno movimentato la linea del suo tronco e dei rami, dandogli un aspetto più movimentato di quanto non avvenga di solito. Questa conifera, in parte simile al pino domestico, cresce di solito nelle regioni del centro-sud, più aride e calde. Gli alberi dai frutti legnosi, detti pigne o coni (da cui viene il nome conifera) sono fra i più antichi e frugali. Si adattano a condizioni di grande povertà del terreno, che col tempo rendono più fertile ed adatto ad accogliere alberi più esigenti, come sono le latifoglie (che perdono le foglie in inverno)

 

 

Alberi monumentali delle Marche, provincia di Macerata

by 25 Febbraio 2009
pioppo grigio

pioppo grigio di Cingoli

 

Nel comune di San Severino, nei pressi di Cingoli, raggiunte le poche case di Agello si scende per la bella strada sterrata rosa, il colore tipico della pietra locale chiamata brecciato, di cui ci sono delle cave. In un bellissimo paesaggio ondulato, dopo circa un chilometro, vicino ad una casa colonica c’è un grande PIOPPO GRIGIO (ibrido tra quello bianco ed il tremulo) di circa 70 anni ma di grandi dimensioni, come è tipico dei pioppi. Ha infatti la circonferenza del tronco di circa 5 metri ed un’altezza di 20.

Nel comune di Urbisaglia, nel giardino dell’abbazia di Fiastra si trova una quercia SUGHERA di 220 anni, alta 17 metri, circonferenza del tronco di 4,20 m. La sua bella corteccia spessa e riccioluta la rende particolarmente attraente. E’ sempreverde come i numerosi e grandi LECCI che ci sono nello stesso giardino, suoi parenti con cui può condividere anche le zone dove si insedia abitualmente.

Nel punto più alto di Potenza Picena svetta un CEDRO DEL LIBANO della presunta età di 145 anni, con la punta piegata simile a un bandiera che sventoli. I cedri, così come i nostri abeti bianchi, quando raggiungono l’età di cento anni piegano la punta e sviluppano i rami solo lateralmente, formando una tettoia. Questo cedro per qualche motivo non ha avuto sufficiente energia ed ha assunto così un aspetto inconsueto e simpatico. La circonferenza del fusto è di circa quattro metri.

Sarnano, bella cittadina medievale, ha una particolarità affascinante: tre piccole cascate di altrettanti torrenti, che si possono visitare a piedi con percorsi non molto lunghi. Quando si svolta per gli ultimi venti metri verso quella chiamata “de lu Vagnatò”, guardando verso la parte alta del prato, vicino alle case si vedono due QUERCE di cui una ha la circonferenza del fusto di circa quattro metri.

A Camerino c’è un Orto Botanico dagli alberi secolari altissimi, che raggiungono l’altezza del Palazzo ducale sopra le mura a sostengno della parte alta della città, terremotata nel 2016. Fra questi un GINKGO BILOBA, TIGLI, FAGGI, PLATANI

Nel comune di Caldarola, a Vestignano lungo la strada, dalla parte opposta ad un gruppetto di case si trova una ROVERELLA dalle grosse radici scoperte e in parte rivestite di muschio, allungate al di sopra del muricciolo di sostegno. Sono molto suggestive, tanto che i proprietari vi allestiscono ogni anno il presepe, con grande effetto scenografico. Lì intorno c’è anche stato uno fra i più gravi eccidi subiti dai partigiani durante l’ultima guerra.

Alberi monumentali delle Marche, provincia di Pesaro-Urbino

by 25 Febbraio 2009
ippocastano di Orciano

ippocastano di Orciano

 

Da Fano, prendendo la via flaminia, si arriva a Cuccurano dove, davanti alla porta del n. 302 si vede un AILANTO dalla forma che ricorda un animale seduto. Ha 150 anni circa, una circonferenza di quasi 4 metri ed un’altezza modesta: 8. L’ailanto è un albero di origine cinese importato nell’ottocento in Italia dove si è diffuso molto per la sua notevole prolificità. Non è però molto robusto e quando perde le foglie, anche i rametti più giovani cadono, tanto che restano solo i rami principali.

Ad Urbino, in pieno centro, in via Valerio, nel cortile di un asilo infantile si trova un magnifico PLATANO di 250 anni, alto 33 metri. Il platano è fra gli alberi a foglia caduca più grandi che abbiamo in Italia, insieme al pioppo e al faggio. Si riconosce facilmente dalle foglie palmate e dal tronco chiaro, a volte bianco, con la corteccia che si sfalda a chiazze, con effetto mimetico.

Ad Orciano, (264m slm.)nel parco pubblico, c’è un IPPOCASTANO molto armonioso, di circa 200 anni, con la circonferenza del tronco intorno ai 4 metri. Qui lo chiamano castagno perché un altro suo nome è castagno d’India. Le sue castagne venivano usate un tempo come foraggio e cura per la tosse dei cavalli.

Nel comune di Serra Sant’Abbondio, salendo un poco verso il monte Cucco, c’è il Monastero di Fonte Avellana a 700 m, slm. dove, nell’Orto Botanico si trova un TASSO femmina millenario, col tronco dalla circonferenza di circa 6 metri ed un’altezza di 15. E’ uno dei più grossi d’Italia. Tutto l’albero è velenoso, tranne la polpa degli arilli rossi (frutti) che porta in autunno. Sono pochissimi, perché nei dintorni non ci sono maschi.

 

 

Alberi monumentali del Molise, provincia di Campobasso

by 24 Febbraio 2009
roverella di Jelsi

roverella di Jelsi

 

Nel centro di Campobasso, nel giardino davanti al convitto Mario Pagano, in via Mazzini, 1 c’è una bella SEQUOIA GIGANTE di oltre 100 anni. Questo tipo d’albero nel suo paese d’origine, la California, può diventare alto fino a 100 metri e vivere oltre i 2000 anni.

Dal bivio che da Campobasso porta a Gildone, dopo una discesa e dopo un distributore TOTAL si vede una bellissima QUERCIA isolata in un campo, lungo la strada. Ha la perfezione della forma. Le querce sono fra gli alberi più diffusi in Molise, Umbria, Marche e lo erano un tempo ovunque. La robustezza del loro legno è stata causa del loro taglio sconsiderato per farne navi, travi, traversine ferroviarie, mobili. I loro frutti, le ghiande, sono cibo per molti animali ma possono essere mangiate anche dagli uomini.

Nella parte alta di Jelsi, appena prima di una rotonda, sulla sinistra parte una strada che indica un gommista. Seguirla e passarci davanti, continuando poi per circa 3 km fino a che si raggiunge la contrada Macchione. Lì inizia una strada sterrata per un chilometro circa, che porta ad una QUERCIA ROVERELLA di 500 anni davvero magnifica, con la circonferenza del tronco di oltre 5 metri e l’altezza di 25. Accanto a lei ce n’è una di forse duecento anni. Appartengono alla famiglia delle querce le roverelle, i roveri, i cerri, le farnie dalle foglie lobate che cadono nel tardo autunno ma spesso rimangono anche in inverno, ormai secche, sui rami. Querce sempreverdi sono i lecci e le sughere.

Nella parte alta di Cercemaggiore una strada porta le indicazioni per il pastificio Spighe Molisane. Seguirla, oltrepassare il pastificio e prendere la prima strada a destra. Dopo circa due chilometri, in contrada Piscero c’è un grande OLMO di 220 anni circa, tronco circonferenza 3,50 ed altezza di circa 23m. Purtroppo su un lato ha perso molti rami ma nell’insieme è ancora bello. Gli olmi, molto diffusi in passato, sono stati in gran parte sterminati dalla grafiosi, una malattia causata da un coleottero arrivato dall’America con le casse dei fucili, che scavando gallerie nel legno favoriva il diffondersi di un fungo letale per gli alberi. Questi erano coltivati per dare le loro foglie in pasto agli animali o per usarle come medicinale per far rimarginare le ferite.

 

 

Alberi monumentali del Molise, provincia di Isernia

by 23 Febbraio 2009
olivo di pozzilli

olivo di pozzilli

 

 A Longano, davanti alla chiesa madre c’è un antico TIGLIO. E’ un tipo d’albero fra i più diffusi nelle città e sui sagrati delle chiese, per la sua fresca ombra, il profumo dei suoi fiori a Maggio e per le sue qualità curative nei fiori, nella corteccia, nel legno, nelle foglie che in autunno diventano di un bel giallo. E’ fra i primi alberi a spogliarsene.

Andando da Venafro in direzione di Napoli, prima di arrivare a Sesto Campano, si vede sulla destra un grosso impianto industriale. Dietro c’è la piccola stazione ferroviaria di Capriano a Volturno. Parallela alla linea ferroviaria c’è una strada e, da lì, sulla sinistra, una strada sterrata porta ad un PIOPPO NERO in mezzo ai campi, piccolo, contrariamente alla sua natura, ma al gran tronco. E’ un albero che si trova ovunque ci sia acqua, grazie alla quale cresce rapidamente fino a grandi dimensioni. I suoi germogli, a primavera sono ricchi di una resina curativa. Quella che nei millenni lontani era caduta in acqua, si è trasformata in ambra. In autunno le sue foglie triangolari diventano di un bel giallo.

Fuori Venafro, in via Croce di Pozzilli, imboccata in direzione di Venafro, sulla destra c’è l’ingresso al campo dove, a poca distanza, sulla sinistra, c’è un OLIVO che ha perso gran parte del legno, fino a rimanere solo con la parte esterna, dalla forma di scultura che ricorda Moore. Gli alberi possono perdere il legno interno del tronco (ormai morto ed utile solo come sostegno) senza compromettere la loro salute, perché i canali da cui l’acqua sale dalle radici e la linfa vi discende, si trovano poco sotto la corteccia, in uno spessore di non più di 10 cm.